Con “La fiera delle illusioni – Nightmare Alley” Guillermo Del Toro omaggia il noir

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley - L'inquilina del terzo piano

Bradley Cooper protagonista dell’ultimo film di Del Toro

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley di Guillermo Del Toro è tratto dall’omonimo romanzo di William Lindsay Gresham, di cui nel 1947 Edmund Goulding ne diresse il primo adattamento cinematografico. Il film si apre con un breve prologo senza dialoghi, visivamente suggestivo, che presenta Stanton “Stan” Carlisle (Bradley Cooper) mentre dà alle fiamme il corpo di un uomo in un’abitazione spoglia. Stan, che sta fuggendo, trova un’occasione seducente quando finisce in un luna park itinerante, dove incontra Zeena (Toni Collette), chiaroveggente, e suo marito Pete (David Strathairn), ex mentalista, che gli insegnerà qualche trucco del mestiere, mettendolo in guardia sullo spiritismo. Ma il personaggio che più attrae Stan è lo spietato e amorale Clem Hoatley (Willem Defoe); il suo numero è sempre lo stesso, di fronte a una folla incuriosita Clem ripete come un mantra «È un uomo o una bestia?»; quello che vediamo è chiaramente un uomo, trasformato in fenomeno da baraccone, privato di cibo, cure e vestiti, ridotto così alla sua pura animalità.

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“Ghostbusters: Legacy”, un’estetica ibrida costruita su nostalgici rimandi

Jason Reitman alla regia dell’ultimo capitolo della saga Ghostbusters

Ghostbusters: Legacy (titolo italiano di Ghostbusters: Afterlife) di Jason Reitman esce a oltre trent’anni di distanza da Ghostbusters 2 (1989), mentre il primo capitolo della saga cult Ghostbusters – Acchiappafantasmi è datato 1984, entrambi diretti dal padre Ivan Reitman, qui in veste di produttore. Proprio i legami di sangue sono al centro della storia di Ghostbusters: Legacy; il film si apre con un prologo pieno d’azione, che mostra l’anziano Egon Spengler (Harold Ramis) alle prese con un fantasma, dal quale verrà ucciso a causa di un imprevisto.

Dalla macabra fattoria di campagna la location si sposta in città, dove Callie Spengler (Carrie Coon), madre single, abita con i suoi due figli, Phoebe (Mckenna Grace, la Judy Warren di Annabelle 3) e Trevor (Finn Wolfhard, il Mike di Stranger Things). Completamente al verde, la famiglia sta per essere sfrattata, quando Callie riceve la notizia della scomparsa del padre, con cui non aveva contatti da anni. Arrivata nella cittadina rurale di Summerville, in Oklahoma, la donna scopre che l’eredità si esaurisce in una vecchia casa degli orrori “dal valore sentimentale”, e tanti debiti. Callie vorrebbe solo prendere l’argenteria e andarsene, ma com’è immaginabile mamma e figli finiranno per restare nella casa fatiscente di Zappaterra; questo il soprannome dato a Egon dai suoi concittadini, i quali lo consideravano un vecchio pazzo solitario, che non faceva altro che zappare il suo “terreno infertile”.

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Con “Due donne – Passing” Rebecca Hall omaggia Bergman e Hitchcock

Due donnePassing segna l’esordio alla regia dell’attrice inglese Rebecca Hall. In bianco e nero e in 4:3, con la grana della pellicola che si rifà ai film d’epoca, Passing (tratto dall’omonimo romanzo di Nella Larsen) si apre con un’immagine fuori fuoco: l’inquadratura è stretta e fissa su un marciapiede che ne registra il viavai, filmando i dettagli di piedi e caviglie che lo attraversano. Gradualmente a fuoco, la macchina da presa si muove, cominciando a pedinare due paia di gambe femminili. La sequenza appena descritta è straniante e, a partire dai passi e dal brusio di sottofondo, ci pone di fronte a un tipo di cinema sperimentale, dove l’ambiente sonoro si fa portavoce del silente mondo interiore delle due protagoniste.

Ci troviamo nella New York degli anni ’20, in pieno Rinascimento di Harlem. Qui Irene (Tessa Thompson) e Clare (Ruth Negga), due afroamericane amiche d’infanzia si incontrano per caso, dopo essersi perse di vista per 12 anni. Tale incontro è reso con un linguaggio esplicito: la camera segue in soggettiva lo sguardo nervoso di Irene, componendo rapide panoramiche a destra e a sinistra, fino a bloccarsi improvvisamente sulla bionda Clare, che la sta fissando.

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“Gli occhi di Tammy Faye”: Jessica Chastain nei panni della telepredicatrice evangelista

RomaFF16: Gli occhi di Tammy Faye apre la Festa del cinema di Roma

Ispirato a una storia vera, Gli occhi di Tammy Faye di Michael Showalter tenta di restituire il punto di vista della telepredicatrice evangelista Tammy Faye (Jessica Chastain), un’esaltata icona religiosa. Ambientato negli anni ‘70 e ’80, il biopic narra l’ascesa e la caduta dei coniugi Tammy Faye e Jim Bakker (Andrew Garfield), dalle umili origini fino al successo con l’ideazione della PTL (Praise The Lord), il più noto network televisivo religioso al mondo. Tammy e Jim sono inoltre creatori di un parco a tema cristiano, una vera e propria Gerusalemme americana, una sorta di ricostruzione fedele, ed esosa, per chi non può permettersi di visitare la vera Città Santa.

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“A Quiet Place II” di John Krasinski supera il primo per ritmo, suspense e costruzione narrativa

A Quiet Place 2 - L'inquilina del terzo piano

Mentre A Quiet Place cominciava nei primi mesi del 2020, ad apocalisse inoltrata, A Quiet Place II, diretto dallo stesso John Krasinski (anche interprete), si apre con un prologo-prequel sul Giorno 1: la data della colonizzazione del mondo da parte dei predatori alieni dal super-udito. È nel bel mezzo di una partita di baseball, evento americano per eccellenza, che ha avuto inizio la nuova era dominata dal terrore e dal silenzio. Veniamo poi bruscamente scaraventati dopo i tragici eventi del primo film, che si chiudeva con un finale aperto e spavaldo, in cui Evelyn (Emily Blunt) carica il fucile, pronta a sterminare l’esercito di creature mostruose che giungerà attirato dal suono.

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“Nomadland” di Chloé Zhao: un inno alla natura e alle piccole cose

Nomadland - L'inquilina del terzo piano

Nomadland: il viaggio di Fem (Frances McDormand)

“In seguito al calo della domanda di cartongesso la US Gypsum chiuse la sua fabbrica di Empire, Nevada, dopo 88 anni. Nel mese di luglio veniva dismesso il codice postale 89405 di Empire”, costringendo tutti i suoi abitanti a emigrare altrove.

Comincia così, in Nomadland, il viaggio di Fem (Frances McDormand), a bordo del suo camper, attraverso lande deserte e scenari tanto suggestivi quanto inabitabili. Immersa in una natura quasi incontaminata, dove l’unico stile di vita possibile è quello di “arrangiarsi” tra lavori precari e stagionali, nel suo cammino alla continua ricerca di accampamenti provvisori, Fem incontra persone come lei, con cui stringe relazioni sincere, forti, solidali. Analogamente a Tre manifesti a Ebbing, Missouri, troviamo una protagonista (in entrambi i casi interpretata da McDormand) afflitta da una perdita, una combattente che vaga in continua ricerca di pace interiore, tra climi rigidi e paesaggi rurali. In Nomadland non c’è la sete di giustizia di una madre, ma la sofferenza di una donna, prima rimasta vedova e poi costretta all’esodo.

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“Soul” di Pete Docter (Disney Pixar): il jazzare come arte di vivere il momento

Soul è l’ultimo film di animazione di Pete Docter per Disney Pixar. Protagonista è certamente la musica, nello specifico il jazz, difatti la pellicola si apre durante le prove di una classe media, con studenti distratti, svogliati e poco appassionati, tranne Connie che, rapita dalla musica, si perde in un assolo. Il maestro Joe Gardner (Jamie Foxx), demoralizzato dal resto della classe, si illumina in volto nel vedere la passione della sua studentessa. Così comincia a spiegare com’è nato il suo amore per la musica e il pianoforte, da quando, da bambino, il padre lo portò in un jazz club. Lì c’era un pianista che a un certo punto «era come se fluttuasse nel nulla, si era perso nella musica». Quando la preside comunica al professore che è passato dal part-time al tempo pieno, quindi «posto fisso, assicurazione medica, pensione», Joe sembra tutt’altro che felice, piuttosto terrorizzato dalla notizia, che lo pone bruscamente davanti ai suoi sogni (infranti) di diventare un famoso pianista jazz.

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È morto Kim Ki-duk: regista del silenzio e del lirismo dell’immagine

Kim Ki-Duk - L'inquilina del terzo piano

Il regista sudcoreano Kim Ki-duk è morto oggi, venerdì 11 dicembre 2020, a Riga, in Lettonia, per complicanze da coronavirus. Il 20 dicembre avrebbe compiuto 60 anni. Autore di film premiati come Ferro 3 (2004), Arirang (2011) e Pietà (2012), quest’ultimo vincitore del leone d’oro al Festival di Venezia, dove nel corso della carriera il cineasta ha presentato numerosi lungometraggi.

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“Tenet” di Christopher Nolan: un enigma dove regnano azione e sensazionalismo ma poca empatia

Tenet - L'inquilina del terzo pianoTenet, il titolo dell’ultimo film di Christopher Nolan è ispirato al Quadrato del Sator che contiene cinque parole a formare la frase palindroma “SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS”, ovvero leggibile in ogni verso, da sinistra a destra, dall’alto al basso, e viceversa.

Come è facile notare Tenet è la parola che, posta al centro della frase, disegna una croce palindroma nel quadrato magico. Un oggetto antico, enigmatico, religioso(?), singolare ma non unico. Sono stati rinvenuti infatti diversi quadrati magici in giro per il mondo, con alcune piccole differenze riguardo il materiale; il più antico è stato ritrovato a Pompei e si tratta di un graffito su una parete della Grande Palestra. Tutto questo è il presupposto di cui si serve Christopher Nolan per il suo ultimo mind-game film travestito da spy story. Ancora una volta si tratta di una lotta contro il tempo, che il regista esaspera ben oltre i precedenti Inception e Interstellar Continua a leggere

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È morta Franca Valeri, la signora dello spettacolo aveva compiuto 100 anni il 31 luglio

Franca Valeri - L'inquilina del terzo pianoFranca Valeri si è spenta nel sonno, intorno alle 7:40 di oggi (9 agosto 2020) nella sua casa di Roma. Franca Maria Norsa (Franca Valeri è infatti il nome d’arte ispirato al poeta Paul Valery) nasceva il 31 luglio 1920 a Milano. Attrice di teatro e cinema, ha lavorato anche in radio e tv, per questo designata come “la signora dello spettacolo“. Debutta nel 1948 nel teatro con la Compagnia dei Gobbi, e due anni più tardi nel cinema con il primo film di Federico Fellini, co-diretto con Antonio Lattuada, Luci del varietà (1950).

La sua figura satirica, raffinata, allo stesso tempo colta e popolare è associata alla Signorina Snob e alla Sora Cecioni. Continua a leggere

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